Swami Niranjanananda Saraswati
Ci sono sette bhumika, condizioni, definite dall’hatha yoga. La prima è shodhanam, che significa purificazione o disintossicazione. Qualunque pratica facciate, compresi i pawanmuktasana, il primo risultato è la disintossicazione e la purificazione. Che si tratti di asana o di shatkarma, porterà prima alla purificazione dei sistemi corporei e all’equilibrio dei tre umori: pitta, kapha e vata, bile, muco e gas.
Dopo la purificazione e l’equilibrio arriva la seconda condizione: sthairyam, immobilità. Gli Yoga Sutra presentano sthairyam come sthiram sukham asanam. L’immobilità del corpo indica che si è in grado di gestire il movimento e l’attività dei sensi. La padronanza delle attività sensoriali porta all’immobilità. Finché le attività sensoriali sono iper, l’immobilità non verrà sperimentata. Anche se chiudete gli occhi, i bulbi oculari possono muoversi rapidamente, rendendovi agitati, disturbati e decisamente distratti. Qualsiasi attività degli organi di senso romperà lo stato di immobilità ed equilibrio, sia fisico che psicologico.
La terza condizione è drirhata, fissità. Abbiamo fatto la pratica in cui avete visualizzato voi stessi seduti su un triangolo e poi avete racchiuso il corpo in una piramide. In quel momento, siete diventati fissi. C’era immobilità e fissità del corpo. Non una singola parte del corpo si muoveva e c’era comodità in quello stato. La fissità implica una condizione di comfort immutabile: comfort assoluto e totale, senza distrazioni o disturbi di alcun tipo.
La quarta condizione è dhairyam, pazienza. La pazienza è una conseguenza della fissità. Qui si passa dal corpo alla mente, perché la pazienza è una qualità della mente mentre la fissità è una qualità dei sensi. Quando la mente è ferma, c’è pazienza. Quando la mente è agitata, c’è impazienza. La pazienza è uno stato o una condizione mentale in cui nulla la turba e in cui si riesce a rimanere in quello stato in modo piuttosto confortevole.
È difficile per le persone tollerare la pace e la quiete mentale. Sebbene tutti cerchino la pace, nessuno può raggiungerla. La pazienza è una condizione che si instaura nella mente quando non c’è distrazione dalle attività sensoriali, dai karmendriya e dai jnanendriya. Questa condizione influenza la mente, che diventa calma e pacifica. Una volta che i sensi e la mente diventano calmi e tranquilli, si sperimenta il quinto stadio: laghavam, la leggerezza del corpo.
Nell’antichità, i monaci camminavano sulla carta di riso per testare il loro livello di concentrazione e controllo dei sensi. Se riuscivano a camminare senza lasciare alcuna impronta, si riteneva che avessero padroneggiato i sensi e raggiunto la leggerezza del corpo. Questa è una delle prove delle arti marziali Shaolin, poiché il controllo del prana alleggerisce il corpo. Più ci si concentra, più il corpo diventa leggero.
Laghavam, o leggerezza del corpo, è considerato il risultato naturale dell’armonia tra i sensi e il comportamento mentale. L’attività dei sensi rappresenta l’attività pranica e la pazienza rappresenta l’attività mentale; pertanto, quando l’attività mentale e l’attività pranica sono in equilibrio, si sperimenta la leggerezza.
Dalla leggerezza emerge pratyaksham che è uno stato in cui si è in grado di identificarsi con ciò che si sta sperimentando. Nella lezione mattutina vi è stato chiesto di identificare quanto eravate consapevoli in ciascuna delle cinque componenti della pratica delle asana. Se applicate la consapevolezza al cento per cento in ognuna delle componenti, quello è pratyaksham: completo assorbimento e identificazione con ciò che si sta facendo e sperimentando. Si diventa un tutt’uno con il movimento, un tutt’uno con l’esperienza del prana, un tutt’uno con il respiro, con la visualizzazione, con i chakra e con il mantra. Quel suono risuonerà in voi; non sarà solo una ripetizione mentale; diventerà un’esperienza viva. Visualizzazione, respiro, prana, diventeranno tutte esperienza di vita. Ciò può accadere ed accadrà, con il tempo. Quindi, pratyaksham significa vivere un’esperienza.
Pratyaksham conduce alla settima condizione, nirlipta, uno stato di non coinvolgimento mentale. Non si è coinvolti, si è semplicemente testimoni, drashta. Non si è il bhokta, colui che gode o sperimenta. Una volta che si è in grado di essere testimoni delle proprie esperienze si diventa nirlipta. Coltivate la capacità di vedere, di diventare osservatori.
Queste sette condizioni devono svilupparsi con la pratica dello yoga fisico. Una volta padroneggiate, si passa allo yoga mentale. Che si tratti di shatkarma, asana, pranayama, mudra, bandha o qualsiasi altra pratica fisica, vi guiderà attraverso queste sette condizioni, indicando il progresso del vostro sadhana. Queste sono il risultato delle pratiche fisiche. Se si praticano gli shatkarma si otterrà shodhanam; se si praticano asana e pranayama si otterranno sthairyam e dhairyam; se si perfeziona il pranayama si otterrà laghavam. In questo modo, qualunque pratica vogliate svolgere, questa vi condurrà ad una condizione, ad un gradino, poiché questo è l’obiettivo o lo scopo della pratica.
Yama e Niyama
Mentre eseguite una pratica fisica, c’è un altro aspetto da tenere in considerazione: la consapevolezza mentale, l’atteggiamento o la condizione che si crea per facilitare il progresso del vostro sadhana. La pratica è fisica e l’atteggiamento è mentale. Questo atteggiamento è stato identificato come yama e niyama.
Yama e Niyama sono stati tradotti come etica, moralità e discipline dello yoga. Questo non trasmette il loro significato corretto. Yama significa trattenere, mantenere qualcosa che siete diventati. Quando diventate qualcosa e mantenete quello stato, state sperimentando uno yama. È un’indicazione che avete attraversato qualcosa, che è negativo, e siete diventati qualcosa, che è positivo. Pertanto, yama significa tenere a mente il positivo, diventare l’esperienza del positivo nella vita.
Ci sono due campi in cui potete muovervi. Uno è il campo della positività, della speranza e della felicità. L’altro è il campo della negatività, della disperazione e della sofferenza. Sta a voi scegliere in quale campo desiderate muovervi. La tendenza intrinseca della vita è quella di andare verso il negativo, mentre sperate e aspirate al positivo. Mentre sperate ed aspirate al positivo, tutte le risposte e le reazioni della vita quotidiana sono influenzate dal negativo. La vostra aggressività, rabbia, frustrazione, avidità ed ego sono influenzati dal negativo. Questo è ciò che state vivendo, ed indica che la naturale inclinazione della vita è verso il campo più oscuro.
La vostra direzione deve cambiare. Dovete connettervi con il campo più leggero, luminoso e positivo. È qui che entra in gioco l’atteggiamento. Con l’aiuto della consapevolezza, potete trasformare gli aspetti negativi del vostro atteggiamento in positivi e crearne un altro. Questo è pratipaksha bhavana propagato da Swami Sivananda. Pratipaksha bhavana non è altro che la coltivazione di diversi yama, o qualità positive, nella vita. Gli yama non sono quelli menzionati negli Yoga Sutra; gli yama sono tutte quelle qualità che fanno emergere il lato creativo e positivo. Swami Sivananda lo ha indicato dicendo: “Trasforma sempre il negativo in positivo, un cattivo pensiero in un pensiero positivo”. Tuttavia, questo è difficile. La mente gravita sempre verso il negativo e il dannoso; non cerca il positivo e l’ottimismo. Questa è la sfida più grande nello yoga: gestire la mente.
Il Raja Yoga sembra molto bello, ma in voi ha funzionato? Meditate da tanto tempo, avete notato qualche miglioramento nella vita? Dovete vedere cosa vi è accaduto, cosa avete guadagnato dalla vostra pratica.
Nella dimensione fisica dello yoga, ci sono venti yama e venti niyama. Sono schemi di pensiero che modificano la risposta della mente da peggiore a migliore. Se seguite un’idea fino in fondo, cambierà la natura della mente. Quando mettete un panno sporco e del sapone in lavatrice, dopo un po’ di tempo i vestiti escono puliti. Allo stesso modo, quando il sapone positivo strofina la mente, tutta la sporcizia negativa viene gradualmente lavata via e la mente luminosa emerge. Questo è il risultato di yama e niyama. Gli yama sono la consapevolezza di come si risponde, e se si risponde in modo positivo, costruttivo e creativo oppure no. È una messa a punto della mente attraverso la coltivazione di pensieri, samskara e idee positive ed edificanti.
I niyama sono condizioni che regolano lo stile di vita e introducono ordine, sistema, sequenza e progressione nella routine. Pertanto, perfezionare la routine quotidiana attraverso la pratica porterà al raggiungimento delle sette condizioni, mentre perfezionare l’atteggiamento migliorerà la natura umana.
Pubblicato in “Progressive Yoga Vidya Training, Serie 5, Understanding Yoga Vidya”.
Tratto da: http://www.yogamag.net/archives/2020s/2021/2108/2108hath.html
