domenica 21 settembre 2025

I Chakra

 

Swami Anandakapila Saraswati (Dr John Mumford)

Abbiamo l’idea che la cosiddetta civiltà occidentale abbia a che fare con l’intelligenza, che le persone di oggi siano più intelligenti. In realtà, questo non è vero. Gli studi classici dell’antica India rappresentavano una profondità, una comprensione dei fondamenti, che stiamo ancora recuperando. Avete sentito parlare dei chakra e del kundalini yoga. Questi sono definiti come un viaggio nello spazio interiore. I chakra rappresentano vortici di energia nei punti di collegamento tra mente e corpo, quelli che nella medicina occidentale chiameremmo punti psicosomatici. Quando si inizia il kundalini yoga, quando si inizia il kriya yoga, che ci viene trasmesso tramite Swamiji, quei chakra iniziano a risvegliarsi o a maturare. Ogni chakra è caratterizzato da un elemento. Credo che la maggior parte di voi abbia familiarità con i concetti di terra, acqua, fuoco, aria e akasha o etere. Per entrare in contatto con questi chakra o centri, basta guardare le cinque dita della mano e si ottiene un espediente mnemonico.

Nella filosofia Samkhya, quando l’antica mente indiana parlava di terra, acqua, fuoco, aria ed etere, non si riferiva alla terra su cui si possono passare le mani, o all’acqua vera e propria che si beve; questi erano concetti destinati a durare per l’eternità. Nella nostra scienza occidentale abbiamo una cosa chiamata tavola degli elementi. Parliamo di idrogeno, azoto, ossigeno, carbonio e così via, e continuiamo ad aggiungere nuovi elementi. Credo che siamo arrivati intorno al centinaio. La classificazione Samkhya suddivideva tutta l’esistenza manifesta in cinque elementi: la terra, il principio di solidità e coesione; l’acqua, il principio di tutto ciò che è liquido, ad esempio il mercurio, che ha un aspetto liquido; il fuoco, il principio d’incandescenza o calore, tutto ciò che produce calore automaticamente è raggruppato in questa categoria; l’aria, il principio gassoso, che implica il concetto di movimento; e infine l’etere, che appartiene a quello che la scienza occidentale chiamerebbe l’intero spettro elettromagnetico ed è al di là della normale portata dei sensi umani non allenati. Non importa cosa pensate, potete attribuire a una di queste categorie tutto ciò che riuscite a comprendere, tutto ciò che è tangibile. Se è solido e concreto, deve essere terra; se è fluido e liquido, deve essere acqua; se è incandescente e produce calore, è fuoco; se è gassoso, è aria; e se appartiene all’intera gamma delle radiazioni cosmiche, che normalmente non sperimentiamo, allora è etere. Quindi questa è una classificazione eterna.

Ognuno di noi rappresenta un microcosmo, o un piccolo essere interiore. Abbiamo dentro di noi questi stessi elementi. Quando Swamiji parla di risvegliare i chakra, in un certo senso intende anche acquisire il controllo di questi elementi interiori, liberandone il potere, poiché ognuno è collegato a un centro specifico.

In tutte le pubblicazioni della Bihar School of Yoga prodotte dagli swami del nostro ordine, troverete un elenco dei chakra e dei loro attributi. Quando osservate un diagramma dei chakra, vi rendete conto che si tratta di un sistema di archiviazione e recupero delle informazioni. È un sistema di archiviazione condensato, come un nastro di computer. Se sapete leggere quello yantra o mandala, le informazioni fluiscono spontaneamente. Gli elementi sono correlati, così che la terra è l’elemento caratteristico di muladhara chakra, l’acqua di swadhisthana, il fuoco di manipura, l’aria appartiene ad anahata e l’akasha o etere a vishuddhi. A questo punto potreste chiedervi: “E allora? Cosa c’entra questo con la ricerca del cammino spirituale?”. La vita spirituale, nel sistema di Swamiji, inizia con il kriya yoga, con il risveglio dei chakra. Quando questi sono risvegliati, l’essere umano impara a controllare l’input e l’output. Entrambi vengono amplificati.

Nell’antica India, la visione dell’uomo era completamente comportamentale, completamente meccanicistica. Si vedevano l’uomo come una scatola nera, come fanno alcuni psicologi moderni. Cos’è questa scatola nera? Ha un cavo d’ingresso che la attraversa e un cavo d’uscita. Ciò che chiamiamo stimolo e risposta; l’essere umano è una misteriosa scatola nera in mezzo. Se mi infili uno spillo, lo stimolo, io salto, la risposta. Ciò che accade nel mezzo è una scatola nera. Gli antichi assegnarono un sistema in cui i chakra erano collegati a un input sensoriale e a un output di azione. Questa ripartizione procede in modo molto logico e molto semplice. I primi cinque chakra, le cinque dita della mano, sono gli unici di cui parleremo qui.

Muladhara chakra ha il suo percorso sensoriale, o organo di senso, nel naso, l’olfatto. Quindi qualsiasi kriya che coinvolga il naso e l’olfatto permetterà automaticamente all’elemento terra, muladhara chakra, di aprirsi. Perché? L’olfatto è la via sensoriale più primitiva dell’uomo e, in modo molto speciale, si collega direttamente al cervello. L’olfatto è legato alla sessualità primordiale dell’essere umano. Il profumo è un segnale sessuale legato a muladhara chakra, e ci viene in mente il famoso caso di Freud circa un uomo di mezza età che si innamorò perdutamente della cameriera di sua moglie. La cameriera era tutt’altro che attraente, e non riuscivano a capire perché lui si fosse improvvisamente innamorato di lei. Freud alla fine scoprì che ella indossava lo stesso profumo della madre dell’uomo. In realtà, quella di cui si era innamorato era sua madre! E questo amore era stato innescato dal suo muladhara chakra. Quindi questo chakra è potente, molto potente. Profumo, incenso, odore sono l’innesco di muladhara, e le gambe ne sono l’effetto. Il processo del camminare, dell’andare. Una volta raggiunta la posizione eretta, si passa dallo stato infantile di gattonamento a quattro zampe alla posizione eretta. A quel punto, l’evoluzione fisica è conclusa e rimane solo l’evoluzione spirituale.

In Swadhisthana chakra, il senso del gusto è la via sensoriale o input. Nel gustare usiamo le mani, che sono l’output motorio di Swadhisthana, per portare il cibo alla bocca e per bere. Esiste una relazione molto interessante tra la sensazione del gusto, i fluidi sessuali del corpo e il risveglio di Swadhisthana chakra. Come pensi che abbiamo ottenuto l’espressione: “È una bellezza!” (nel senso di un “bel bocconcino, ndt.) o “È una persona deliziosa” (nel senso che è talmente adorabile o attraente da essere definita “deliziosa” o “degna di essere mangiata”, ndt.)? Swadhisthana chakra controlla l’elemento acqua e, duemilacinquecento anni fa, gli scienziati indù hanno dimostrato empiricamente che non esiste senso del gusto in assenza dell’elemento acqua. Questo è vero. Le papille gustative non funzionano senza la presenza dell’elemento acqua. Se avete la bocca secca, vi bendate gli occhi e vi tappate le narici, non saprete se state mangiando una mela o una cipolla.

Manipura chakra, il centro dell’ombelico, il centro del fuoco, è correlato al calore, all’incandescenza, e la sua via sensoriale è la vista. Senza luce non possiamo vedere nulla. Inoltre, quando siamo caldi e gioviali, è Manipura chakra che emana il calore del contatto umano.

Anahata chakra, il centro del cuore, ha come via sensoriale l’elemento del tatto. È forse il centro più bello di tutte le tradizioni. Meditare su anahata è qualcosa di molto speciale. Nel tantra, il centro del cuore si apre attraverso l’elemento sensoriale del tatto. È un’area che rappresenta il più profondo significato psicologico. Diciamo “sono toccato” o “sono commosso”. L’elemento di quest’area è l’aria; la sua via sensoriale è il tatto. Il suo output motorio o organo d’azione è l’azione procreativa, l’atto di riproduzione, ma tale riproduzione può avvenire sia nella mente che nel corpo. Nel tantra e nel kriya il movimento della coscienza, la rotazione della coscienza attorno al corpo, è un’esperienza tattile in cui si crea la propria sensazione di movimento, calore, freddo, pressione. Yoga Nidra è un’apertura di anahata chakra attraverso l’apprendimento delle sensazioni tattili di caldo, freddo, tatto, dolore, pressione leggera, pressione profonda; tutte queste sensazioni vengono attivate deliberatamente. Nella società occidentale siamo fuori dal contatto. Abbiamo paura del contatto, perché toccare significa essere coinvolti. Non sappiamo nemmeno come focalizzare le nostre sensazioni tattili. C’è un esperimento interessante che potete fare in relazione ad anahata chakra. Avvicinatevi alla persona accanto a voi e sperimentate una sensazione tattile completamente nuova, con una manovra molto semplice. Toccate gli indici. Accarezzateli dal basso verso l’alto con indice e il pollice e il sistema nervoso vivrà una nuova esperienza tattile. Accarezzate delicatamente.

Nel tantra si dice che non si dovrebbe rifiutare nulla, ma integrare tutto. Una delle cose che facciamo con l’esperienza sessuale umana è praticarla e integrarla. Diciamo che non è necessaria, o che può presentarsi come un sacro sadhana, e allora c’è gioia, c’è beatitudine, diventa un’esperienza spirituale. Il coniglio sta meglio dell’essere umano. C’è un piccolo quesito filosofico che dice: “Perchè ci sono più conigli che persone?”. La risposta è: “Perchè i conigli si divertono più delle persone”. Poi continua: “Ma perché i conigli si divertono di più?”. Risposta: “Perchè ci sono più conigli”.

Passiamo quindi alla gola, a vishuddhi chakra. L’elemento sensoriale è l’udito, e il suo output motorio è il parlare, la lingua. Esiste una relazione tra ciò che sentiamo e ciò che diciamo. Da qui il detto “sordo e muto”. Per poter parlare, bisogna prima aver sentito. Non si può dire ciò che non si è sentito. Anche in questo caso, esiste la relazione tra input e output.

Questi chakra, questi centri, rappresentano un sistema di input e output, che viene risvegliato attraverso la pratica del kriya yoga, iniziando da muladhara e terminando nella gola, in vishuddhi. Ci sono molti aspetti sottili, su cui vi lascio riflettere. Tutti questi chakra sono interconnessi tra la via sensoriale e quella motoria. Ad esempio, molti anni fa in Inghilterra si diceva che quando qualcuno ha dei “vapori”, significa che si sente stordito o sviene. Se si respira troppo, si altera la circolazione del sangue al cervello e ciò provoca uno svenimento. Oppure, se non respirate abbastanza profondamente, svenite. Ha qualcosa a che fare con i “vapori”. Da qui nasce il detto popolare. Quando qualcuno riceve i vapori e sviene, gli vengono applicati dei sali aromatici. L’olfatto viene stimolato, muladhara chakra si risveglia. Poi si radica, e si riprende conoscenza.

Esistono molti tipi di relazioni interessanti su cui riflettere. Le cinque dita della mano rappresentano i chakra: il pollice, muladhara; l’indice, swadhisthana; il medio, manipura; l’anulare, anahata; il mignolo, il più sottile, vishuddhi.

Mi piace pensare che ognuno di noi sia un altare vivente. Qual è lo scopo di un altare? La parola deriva dalla radice che significa “qualcosa di elevato”. Quando adoriamo davanti a un altare, dovremmo sentirci in alto. In effetti, in inglese basta sostituire la seconda “a” di “altar” con la “e” e si ottiene uno stato alterato di coscienza. Questo è ciò che un altare dovrebbe essere. Un luogo in cui si altera la propria coscienza.

Ricordatevi di questi cinque centri vitali nel vostro corpo, che devono essere preparati prima di recarvi al centro del guru, ajna chakra. Sul vostro altare potete rappresentare i cinque elementi in questo modo: incenso per muladhara, l’olfatto; frutta per swadhisthana, il liquido, l’acqua; fiamma di candela per manipura, la vista; stoffa per anahata, il tatto; una campana per vishuddhi, l’udito. Questo è un altare tantrico davanti al quale i devoti possono alterare la propria coscienza.

Tuttavia, in definitiva, esiste un solo modo sicuro, un unico modo super sicuro in cui quella coscienza può essere alterata. Se intraprendessi un viaggio su una nave e scoprissi che non c’è nessun capitano, nessun navigatore, pochissimi membri dell’equipaggio, nessuno dei quali sa cosa sta facendo, impazzireste. Io lo farei. Ma quante persone conosciamo che vivono la vita esattamente in questo modo? Sai cosa significa la parola “guru”? Significa “colui che dissipa l’oscurità”, e vivere la vita senza un guru è sciocco quanto essere in mare senza un capitano o un navigatore. Non serve a niente maledire l’oscurità quando la vita sembra buia. Alzatevi e accendete una candela! Quella candela è il guru. Senza il guru non si può realizzare nulla.

Tratto da:

http://www.yogamag.net/archives/1970s/1977/7701/7701chak.html