sabato 21 marzo 2026

Verso Pratyahara

 

Swami Niranjanananda Saraswati

L’hatha yoga inizia con le pratiche di purificazione, gli shatkarma, per disintossicare il corpo. Dopo la purificazione, si passa alle pratica di asana e poi al pranayama. Le asana dell’hatha yoga sono dinamiche e i pranayama sviluppano il controllo sul respiro e sulla respirazione. Anche i mudra e i bandha fanno parte dell’hatha yoga, attraverso i quali si sviluppano le capacità di dirigere il flusso di energia. A ciò seguono pratiche di concentrazione per focalizzare la mente. Tutto ciò costituisce l’hatha yoga.

Quando si raggiunge questo livello di perfezione, si arriva al raja yoga. È come finire la scuola elementare prima di entrare alle medie. Proprio come ci sono diverse classi nella scuola elementare, ci sono diversi livelli nell’hatha yoga. Se uno studente della prima elementare dicesse: “Voglio andare alle medie”, l’insegnante glielo permetterebbe? No. Tuttavia, gli ipocriti nella vita spirituale lo permettono. Quindi coloro che sono sinceri nella vita spirituale devono capire che l’hatha yoga deve essere perfezionato prima di poter passare al raja yoga.

Nell’hatha yoga si inizia con gli shatkarma per purificare il corpo, per poi passare attraverso una sequenza progressiva di asana, pranayama, mudra, bandha e specifiche tecniche di concentrazione e meditazione. Si prepara una dimensione della propria esistenza: annamaya e pranomaya kosha. Nel raja yoga si ha a che fare con manomaya e vijnanamaya kosha, e quindi il raja yoga inizia con yama e niyama. Il primo passo del raja yoga non è l’asana, come tutti pensano, ma yama e niyama.

Yama e niyama sono pratiche per armonizzare manomaya e vijnanamaya kosha, non annamaya o pranomaya. Sono rivolte alla mente, ne modificano lo stato. Gli yama creano un condizionamento positivo, uno stato d’animo, e i niyama rafforzano tali condizioni. Le persone ignorano yama e niyama, e questo è l’errore principale quando si cerca di raggiungere la disciplina mentale. Ad esempio, quando si medita, si cerca di svuotare la mente, di eliminare tutto ciò che la disturba. E poi? Si aprono gli occhi. La meditazione termina quando la mente è svuotata. Il problema è che, nel momento in cui apri gli occhi, la mente si riempie di nuovo di pensieri che vi hanno disturbato, il che indica che durante la meditazione non avete creato uno stato mentale che potesse mantenersi anche ad occhi aperti. Avete svuotato la mente, ma non l’avete riempita di qualcosa di positivo quando era vuota; perciò, il risultato della meditazione non viene mai sperimentato. Vi limitate a dire: “Oh, mi sento bene, mi sento rilassato, mi sento in pace, mi sento tranquillo.” Al di là di queste sensazioni fugaci, non c’è un’esperienza più profonda nella meditazione.

Quando si ha a che fare con la mente, dopo aver eliminato le scorie, bisogna introdurre elementi positivi. Quando c’è un vuoto interiore, quando si è svuotato il vaso mentale da ansia, stress, preoccupazioni, distrazioni e sprechi, è necessario riempirlo con contenuti positivi che possano rimanere con noi per un certo periodo di tempo. È qui che entrano in gioco yama e niyama. Quando vi concentrate su uno yama durante la meditazione, la vostra mente si tinge di quello yama e, col tempo, diventa un’espressione naturale. Diventa uno stato mentale, non un’etica o una morale imposte. Lo yoga non parla di etica e di morale; vi conduce in stati di percezione, purificazione, esperienza ed espressione nel senso più positivo del termine.

L’obiettivo del raja yoga è creare uno stato mentale positivo. Le asana e i pranayama del raja yoga servono anche ad approfondire lo stato meditativo, lo stato di concentrazione mentale. Quando si pratica un’asana, la priorità è trovare sthirata, la stabilità nella posizione. Nell’hatha yoga si sviluppa proprio sthirata. Quando ci si avvicina al raja yoga, quella stabilità dovrebbe essere gia presente. Pertanto, quando i praticanti di raja yoga definiscono l’asana, dicono che l’asana è una posizione in cui si è già saldi, stabili e a proprio agio. Nel raja yoga non si cerca la stabilità, che si ottiene nell’hatha yoga. Nel raja yoga si mantiene semplicemente quello stato di stabilità e benessere per approfondire l’esperienza mentale, non quella fisica.

Nel raja yoga, le asana sono definite come sthiram e sukham. Sthiram significa stabile, fisso, e sukham significa comodo. Il comfort è una conseguenza di uno stato mentale felice. Se non si è felici, non ci si sentirà a proprio agio. Non si tratta solo di uno stato fisico; la felicità mentale e la stabilità fisica si uniscono per creare l’esperienza del comfort. La mente deve essere sempre positiva per raggiungere quello stato di benessere. Pertanto, le asana del raja yoga sono posizioni statiche che aiutano ad interiorizzare la mente.

Lo stesso vale per il pranayama. L’hatha yoga descrive molti tipi diversi di pranayama, mentre Patanjali afferma: “Inspira, espira, trattieni il respiro: questo è il pranayama”. Questa descrizione del pranayama viene spesso citata. Pur praticando il pranayama dell’hatha yoga, queste persone parlano del concetto di pranayama del raja yoga. Gli insegnanti di yoga insegnano bhastrika o kapalbhati ai loro studenti, e poi dicono: “Il saggio Patanjali dice che il pranayama consiste nell’inspirare, espirare e trattenere il respiro”. Questo non è un pranayama del raja yoga, è un pranayama praticato per uno scopo diverso.

Che si tratti di yama, niyama o asana e pranayama del raja yoga, per raggiungere chitta vritti nirodhah, ovvero il controllo delle modificazioni interiori, è necessario conseguire una fase importante del raja yoga: pratyahara. Pertanto, tenete a mente chitta vritti nirodhah e pratyahara. Queste due sono le direzioni del raja yoga.

Pratyahara inizia con la consapevolezza che “lavorerò con la mia mente, mi osserverò, mi libererò dallo stress, osserverò il flusso di pensieri, visioni ed esperienze che si svolgono nella mia mente”. Pratyahara è la condizione che dovete raggiungere quando praticate raja yoga, non dharana, non dhyana, non samadhi. L’intero concetto del raja yoga ruota attorno a pratyahara.

22 Ottobre 2016, Ganga Darshan, Munger, “Raja Yoga Training” - Modulo 1 (Estratto)

Tratto da: http://www.yogamag.net/archives/2010s/2017/1702/1702twpt.html